NEUROECONOMIA E PROCESSO DECISIONALE. Behavioural economics: dove la psicologia incontra l’economia

Cosa stimola generalmente gli individui? In che modo il nostro cervello prende parte alle decisioni? Come dovremmo scegliere in modo razionale e come, in realtà, decidiamo?

A tali interrogativi risponde una recentissima disciplina scientifica: la “Neuroeconomia”.

Di cosa si tratta?

La Neuroeconomia è un settore della ricerca neuro-scientifica in via di espansione, avente carattere interdisciplinare, diretto a creare un modello biologico dei processi decisionali del tutto innovativo. Questa nuova scienza si pone al crocevia di numerose e differenti discipline, tra cui le neuroscienze, la microeconomia, l’economia cognitiva e sperimentale e, non da ultima, la psicologia, ciascuna delle quali apporta un particolare e distinto contributo allo studio del complesso sistema delle decisioni umane.

Decision making

Il processo decisionale consiste nella possibilità, per l’individuo o per un gruppo, di dare avvio, potendo scegliere tra diverse alternative, ad una determinata azione.

Negli ultimi anni, neuro-scienziati, psicologi ed economisti hanno congiuntamente dato avvio allo studio delle modalità con cui le emozioni e le strategie regolano il comportamento degli esseri umani. L’economia sperimentale e la psicologia hanno adottato un approccio alternativo alla teoria della razionalità, basato su modelli che integrano il ruolo delle emozioni nel comportamento umano.

Il progetto di ricerca della neuroeconomia combina elementi di economia, neuropsicologia, neurofisiologia e neuro-imaging per analizzare i meccanismi neuronali della decisione, focalizzando l’attenzione sul ragionamento strategico, sulle connesse emozioni e sui comportamenti di scelta.

Le neuro-scienze, grazie agli strumenti di brain-imaging, permettono di scindere l’attività cerebrale del soggetto dalla dimensione cognitiva. I processi di attivazione delle aree cerebrali, in relazione ai diversi stati emozionali dell’individuo, avvengono per la maggior parte al di sotto del livello di coscienza, laddove il soggetto stesso non è capace di svolgere un’analisi critica di tali meccanismi.

Le decisioni costituenti una scelta finale o un comportamento avvengono in modo rapido senza un controllo razionale da parte dell’individuo: “almeno il 95% di tutti i processi cognitivi avviene al di sotto della soglia di consapevolezza, nella zona oscura della mente, mentre non più del 5% di essi avviene nella coscienza superiore” (Zaltman, 2003).

I primi esiti sperimentali della scienza neuro-economica

La suddetta disciplina pone le sue radici sull’impiego di procedure di scansione cerebrale, come la PET, la risonanza magnetica funzionale, la c.d. fRMI, e l’elettroencefalogramma, le quali consentono di rilevare, in sede di ricerca, le reazioni del cervello agli stimoli provenienti dall’esterno. In pochi decenni, i vari team di ricerca internazionali, in particolare negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, hanno ottenuto importanti risultati, offrendo un quadro più chiaro dei requisiti fondamentali del funzionamento del sistema cerebrale impegnato nel complesso processo decisionale, e consentendo, inoltre, di evidenziare l’importanza del compito eseguito dalle emozioni.

Rivelare le fondamenta neurobiologiche dei comportamenti umani e dei procedimenti attivi nell’esecuzione di compiti di natura economica risulta essere diventata una delle risorse, se non la più importante, per effettuare ricerche di “behavioural economics”, costituendo un innovativo modello capace di afferrare elementi non stimabili quantitativamente e prima d’ora trascurati.

Il superamento dell’approccio economico classico circa la razionalità del processo decisionale

Adottare decisioni è da sempre stata ritenuta un’attività avente natura razionale e conscia, per cui l’individuo che decide opera esclusivamente in base alla massimizzazione del personale e unico interesse. La diffusione delle idee neuro-economiche pone tutto ciò in discussione, provando che, nel processo di decisione, accanto al punto di vista razionale, assumono un ruolo basilare le emozioni e i meccanismi mentali involontari.

Gli importanti progressi compiuti dalle neuroscienze rendono oggi possibile la quantificazione diretta dei pensieri e dei sentimenti, permettendo di aprire e analizzare quella “scatola nera”, che è il cervello, che si pone al centro di qualsiasi interazione e di qualsiasi decisione che l’uomo adotta in campo economico e non solo.

Ad oggi, la gran parte degli economisti è interessata alle neuroscienze. Si potranno, così, supportare gli economisti, ovvero, i neuro-scienziati, nella comprensione dei modi con cui il cervello interagisce attivamente con la realtà economica. Nonostante ciò, gli economisti rimangono istintivamente dubbiosi: le assunzioni derivanti dalla teoria economica tradizionale ignorano, infatti, l’influenza psicologica, la quale permetterà, in un futuro non molto lontano, di superare definitivamente l’approccio economico classico e di consentire la creazione di un modello economico di cui il protagonista principale è proprio il nostro sistema celebrale.

 

                                                                                                                                  Iside Rita Laganà

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