L’INCONTRO CON IL PROF. DOMENICO NICOLO’

A seguire l’intervista al professore Domenico Nicolò, presidente del Corso di Laurea in Scienze Economiche dell’Università Mediterranea, Direttore del Laboratorio Retmes ed esperto di startup.
  1. Quest’anno la grande novità del Corso di Studio triennale in Scienze Economiche è stata l’introduzione di “Business Plan e creazione d’impresa”. Ci vuole parlare del contributo fornito da questa materia alla formazione degli studenti?

Ho fortemente voluto questa disciplina affinché gli studenti acquisiscano competenze tecniche in materia di progettazione d’impresa: l’esame si supera proprio elaborando un business plan. Nel corso delle lezioni gli studenti concepiscono un’idea imprenditoriale e scrivono un progetto d’impresa, seguiti direttamente da me. Per questa via essi acquisiscono una capacità sempre più richiesta nel campo della professione di consulente aziendale e, al contempo, utile anche a quegli studenti che decidono di creare un’azienda.

 

2 Durante le sue lezioni momento ricorrente è stato l’incontro e il confronto in aula con imprenditori. Per quali finalità ha promosso questa iniziativa?

Gli studenti hanno intervistato una dozzina di imprenditori e manager ai quali hanno rivolto numerose domande sulle problematiche legate alla creazione e alla gestione di un’impresa, con specifico riferimento alla realtà calabrese. La finalità principale è stata quella di dimostrare agli studenti che anche in una realtà depressa è possibile svolgere l’attività imprenditoriale con buoni risultati.

 

  1. Lei è Direttore del ReTMES, Laboratorio universitario di ricerca sull’imprenditorialità e la creazione d’impresa nel Mediterraneo. Quali sono i principali traguardi raggiunti?

Proprio grazie all’attività di ricerca scientifica svolta nel ReTMES – Research Team for Mediterranean Entrepreneurship and Startups – ho curato la realizzazione di due volumi collettanei: il primo, già pubblicato, è dedicato alle startup ed agli ecosistemi imprenditoriali del Mediterraneo; il secondo, in corso di pubblicazione, ha per oggetto la sostenibilità delle imprese e la Green Economy. Questi due lavori di ricerca hanno coinvolto numerosi studiosi italiani e stranieri nell’elaborazione di un pensiero “mediterraneo” sulla creazione d’impresa e sulla sostenibilità, anche ambientale, delle attività imprenditoriali.

 

  1. La sua nuova sfida si chiama oggi Calabria Dinamica, di che si tratta?

Calabria Dinamica è un gruppo di amici che condividono, anche grazie ai social network, il desiderio di impegnarsi per lo sviluppo della Calabria, mettendo a disposizione dei giovani le proprie competenze professionali. Lo scopo di questo gruppo è favorire la nascita in Calabria di numerose piccole imprese che, pur restando autonome fra loro, collaborano nella creazione di valore per il cliente, come se si trattasse di un’unica grande impresa. Un ruolo centrale, infine, è svolto dal mentoring, possibile grazie ad una rete di circa 100 professionisti disposti ad assistere le giovani imprese nel corso di tutta la loro esistenza. Tali competenze professionali dovrebbero aiutare le nuove imprese a nascere sane e a durare nel tempo perché la vera sfida è far durare le imprese, non soltanto farle nascere.

 

  1. Qual è il tratto distintivo e il punto di forza del “Modello Mediterraneo di creazione d’impresa”?

Il Modello Mediterraneo di creazione di impresa si basa sulla piccola azienda familiare, tipica del nostro ecosistema imprenditoriale. In quest’area del mondo la startup descritta dalla dottrina anglosassone è un’eccezione, non la regola. Occorre pertanto scrivere teorie e modelli di creazione di impresa che, non soltanto non neghino questa nostra peculiarità, ma che addirittura la valorizzino. La carenza di risorse finanziarie, che la crisi ha reso un’altra peculiarità soprattutto nel Mezzogiorno, rende necessario avviare micro e piccole imprese a bassissimo investimento di capitale, piuttosto che startup che puntino a diventare rapidamente globali facendo leva sul venture capital, così come è dato osservare nella Silicon Valley, a Londra e nelle capitali del Nord Europa. Nel modello che propongo, dunque, la catena del valore deve essere realizzata da una galassia di numerose piccole imprese che nascano contemporaneamente e che collaborino, pur rimanendo autonome, per acquisire così una forza paragonabile a quella delle medie o delle grandi imprese. Infine, in questo modello, il mentoring svolge, appunto, un ruolo di importanza cruciale per colmare il gap di competenze tecniche che rende le nostre piccole imprese familiari non competitive nel confronto con le imprese estere.

 

  1. Il nostro contesto spesso non favorisce l’imprenditorialità. Quali sono le maggiori difficoltà?

L’unica vera difficoltà, a mio giudizio, è la cinica indolenza molto diffusa tra la nostra gente, per molti anni (prima della crisi) abituata a vivere di spesa pubblica improduttiva.

 

  1. è noto come lei da circa 20 anni si occupi di startup, anche quando questa tematica non era così di moda. Si sente di dare tre consigli ai suoi giovani studenti?

Lanciatevi senza timori nell’avventura imprenditoriale, non solo perché non ci sono altri sbocchi lavorativi, quanto piuttosto perché l’attività autonoma rende liberi.

Non limitatevi a studiare, ma cogliete ogni occasione di crescita, anche al di fuori dei confini nazionali.

Scegliete un buon maestro come modello da imitare.

 

Riccardo Tamiro


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